I Social Network degli adolescenti: lo studio
Nella ricerca-intervento già precedentemente citata (L’Intervento clinico con i ragazzi ritirati, ricerca-intervento presentata al convegno “La bruttezza immaginaria”, realizzato dalla Cooperativa Minotauro ed il gruppo di ricerca Di Gustavo Pietropolli Charmet) è possibile trovare acute analisi sul tipo d’interazione i ragazzi hikikomori hanno con la rete ed i Social Network degli adolescenti
Il primo dato significativo è che pur trascorrendo molto tempo sul web, questi ragazzi generalmente non utilizzano i Social Network (come Facebook, Istangram o Twitter).
Se ad un primo sguardo tale fatto può risultare paradossale, riflettendo si possono ben comprenderne le ragioni: i Social Network, infatti, permettono di “postare” e mostrare a tutti la propria vita reale (che filtrata attraverso questi media finisce per acquisire anche una forma di spettacolarizzazione, Guy Debord, 1967).
I Social network degli adolescenti: come la rete virtuale amplifica la vita reale
I Social Network sono una forma di amplificazione, cassa di risonanza di quel che gli adolescenti fanno nella loro quotidianità; un luogo virtuale dove poter esporre chiaramente anche il proprio corpo, la fisicità e la forza, la propria presenza agli eventi mondani e alle feste, i rapporti ed i contatti, in un gioco di mutue conferme e risposte (espresse con i “like” per esempio) che vanno a strutturare e consolidare la propria rete di relazioni sociali, legate alle persone che si conoscono nella vita reale.
Alla luce di queste considerazioni è chiaro quindi come gli hikikomori si guardino bene dall’utilizzare gli usuali Social Network degli adolescenti: il loro corpo, considerato troppo brutto, non può essere esibito attraverso le foto, anzi, si cerca piuttosto di nasconderlo a tutti i costi, e per di più non si possono mostrare amicizie e contatti che non si hanno –o che si pensa di non avere.
Non si possono scrivere i propri pensieri nelle pagine web -che a loro avviso non hanno comunque la minima importanza- perché sarebbero destinati solamente ad affrontare il severo giudizio degli altri.
I Social Network degli adolescenti: l’approccio degli hikikomori
L’unico utilizzo che alcuni di questi hikikomori sembrano fare dei Social Network degli adolescenti è legato alla possibilità di poter guardare da lontano la vita degli altri: attraverso i loro profili silenti, senza post, like e commenti, essi possono comunque guardare ed ammirare lo splendore di quei coetanei che loro vedono come adeguati e vincenti.
Guardano le feste e gli eventi ai quali partecipano, i loro gusti musicali e le loro imprese, le loro conquiste ed opinioni, nella speranza di poterli emulare e capire alla fine come vivere in questo mondo, con il quale cercano, anche se passivamente, di mantenere una forma di contatto
In fin dei conti è un’operazione simile a quella a cui questi adolescenti sono già abituati: quando a scuola, dai loro banchi, osservavano silenziosi i compagni di classe ridere e scherzare, parlare del più o del meno, con lo svantaggio però di non poter nascondere allo sguardo degli stessi il loro restare in silenzio, in disparte, perchè impacciati e fuori dal giro.
Ed è anche per evitare questa esposizione al giudizio degli altri che gli hikikomori spesso abbandonano la scuola: per loro dover stare 4-6 ore in mezzo ad altri ragazzi, senza riuscire ad interagire, provoca una vergogna troppo intensa, una vergogna che però è facilmente evitabile osservando il mondo dalla propria stanza, vero guscio che dà riparo e sicurezza.
Gli hikikomori all’ombra dello sguardo degli altri
I Social Network degli adolescenti, come già detto, sono una forma di amplificazione e spettacolarizzazione del proprio Sé reale; cosa potrebbero mai esibire quindi questi ragazzi, così fortemente convinti di non avere una vita reale o un Sé meritevole di essere mostrato a tutti
Se l’obiettivo è quello di nascondersi e scomparire dal mondo, allora è anche necessario nascondersi e ritirarsi da quella parte di rete maggiormente vicina al mondo reale, dove si esibisce la propria vita e persona; è così che gli adolescenti ritirati, dopo aver rinunciato al mondo ed ai Social Network, si apprestano ad entrare in una nuova dimensione: quella dei giochi di ruolo e delle battaglie virtuali degli Avatar.
“Nel Web, quindi, si può nascondere allo sguardo altrui il proprio sé e il proprio corpo come in una cantina, ma anche incrociare migliaia di utenti, vestiti da avatar e nickname, senza per forza entrare in contatto con qualcuno, proprio come succede in una stazione. Gli adolescenti ritirati contrappongono lo stare on-line con la presenza a scuola, luogo identitario e relazionale, dove si ricopre un ruolo preciso e si deve interagire con i compagni. In rete, invece, è possibile scegliere di non essere nessuno, come succede in stazione; questo risulta vantaggioso per quei ragazzi in difficoltà a intraprendere il percorso evolutivo di acquisizione dell’identità…. Gli adolescenti che si vergognano, proprio in questa epoca in cui la visibilità e il successo sociale hanno assunto dimensioni dilaganti, sembrano cogliere al volo l’occasione dell’innovazione tecnologica, che pare offrire la risposta al loro dilemma.”
(Spiniello, 2014)
Bibliografia
Coop. Sociale Il Minotauro, L’Intervento clinico con i ragazzi ritirati, ricerca-intervento presentata al convegno “La bruttezza immaginaria”, capitolo 11, 9-10 Maggio 2014
Guy Debord, La Société du Spectacle, 1967, Editions Gallimard, Folio, Paris, 1992.
A cura di Adriano Legacci ed Enrico Garau