Il mondo virtuale degli hikikomori: i nativi digitali
A partire dagli anni 80′ la nostra società ha conosciuto un’esponenziale sviluppo tecnologico, che secondo molti sociologi ha portato alla nascita di un nuovo tipo di umanità, soprattutto se si prendono in considerazione gli ultimi tre decenni.
Se molte persone, infatti, hanno conosciuto la tecnologia in medias res, iniziando ad approcciarsi ad essa relativamente tardi -e dopo aver già portato a termine la propria “costituzione psichica”- le generazioni nate negli anni 90′ e 2000 hanno avuto la possibilità di utilizzare cellulari, smartphone e computer fin dalla nascita, sono cresciuti con essa, tanto da poter essere considerati dei veri e propri “nativi digitali”.
È su queste basi che ha successivamente avuto origine il mondo virtuale degli hikikomori.
La vita nella dimensione virtuale
Queste persone presentano processi di conoscenza, scoperta, esplorazione e modificazione della realtà che sono mediati e strutturati dall’utilizzo della tecnologia. Attualmente, osservando la gente per le strade di qualsiasi città, sembra che non esista adolescente che non abbia con sé il proprio smartphone, auricolare o tablet; ciò è anche dovuto al fatto che buona parte della vita di questi ragazzi, pur essendo legata al mondo reale, sembra poi trasporsi sul web, dove ognuno ha la possibilità di mostrare e spettacolarizzare quel che fa della propria vita ogni giorno.
On-line i ragazzi si relazionano, stringono legami, litigano, sperimentano emozioni allo stesso modo di come fanno nella vita reale.
(Spiniello, pag 130, 2014)
Le relazioni che gli adolescenti coltivano nel mondo reale sembrano espandersi ed evolversi nel web:
Abbiamo proprio l’impressione che per loro vita reale e virtuale siano due insiemi che si intrecciano di continuo arrivando a creare un unico ambiente, una sorta di spazio transizionale.
Il mondo virtuale perciò sembra essere un supplemento al mondo reale, un luogo in più dove potersi sperimentare, senza necessariamente soppiantare la realtà.
Il mondo virtuale degli hikikomori: un rifugio contro l’inadeguatezza?
Il problema subentra quando alcuni adolescenti, non riuscendo a socializzare e ad integrarsi nel contesto reale, si rifugiano totalmente nel mondo virtuale, che in questo modo da complemento della realtà diventa un vero e proprio mondo parallelo e totalizzante.
Quando il mondo reale viene vissuto come insostenibile ed angosciante a causa del sentimento di inadeguatezza e vergogna, quello virtuale può diventare
(…) un rifugio immaginario nel quale viene consumata una fuga difensiva dal mondo reale, ma anche, e non da ultimo, un mondo parallelo nel quale è possibile sperimentare esperienze compensative rispetto alla forclusione corporea.
(Piotti, 2014).
Quando un adolescente si sente inadeguato e goffo finisce col vergognarsi di tutto, non riesce ad interagire con i pari ed avere la battuta pronta, sostenere lo sguardo ed il giudizio degli altri.
Questa fobia del mondo è profondamente legata anche all’incapacità di tollerare il proprio corpo, ossia l’entità reale, concreta e fisica per definizione, che proprio in adolescenza va incontro a radicali trasformazioni a volte difficili da metabolizzare.
Il mondo virtuale degli hikikomori: la scoperta dei giochi di ruolo
Tutti questi vissuti portano il ragazzo a convincersi che perderà ogni sfida e confronto con il mondo reale, che diventa troppo faticoso da vivere, spingendolo ad avvicinarsi sempre più al mondo virtuale degli hikikomori.
È a questo punto che subentra l’attrazione nei confronti della rete, vista come una dimensione dove si è nascosti ed al riparo dallo sguardo giudicante degli altri, dove il corpo perde la sua centralità e si annulla davanti allo schermo, mentre al tempo stesso la loro mente può viaggiare veloce come i click del mouse, le discussioni nelle chat o le macchine che sfrecciano veloci sulla pista di un videogioco.
Per di più, le infinite possibilità della rete danno al ragazzo ritirato l’illusione di poter espandere i propri confini, annullare lo scorrere del tempo, e di assorbire così la mente, che in questo modo non deve più pensare al proprio dolore e senso di fallimento.
I giochi di ruolo o di battaglia permettono agli hikikomori di interagire con molti altri utenti sul web, andando a creare una rete sociale compensativa e sostitutiva rispetto a quella mancante nel mondo reale.
Le inibizioni sociali cadono, e possono così ricrearsi quella vita della quale si sentono privi fuori dalle loro stanze; nel mondo virtuale gli hikikomori riescono ad esprimere loro stessi e a vivere in maniera più spontanea le interazioni con gli altri.
Il mondo virtuale degli hikikomori. Come il web può alleviare la sofferenza
Il web offre ai ragazzi ritirati una funzione anti-dolorifica, li compensa e li preserva dal rischio della follia insito nelle condizioni di grande isolamento e solitudine, permettendogli paradossalmente di provare a modo loro ad assolvere ai compiti specifici della fase evolutiva in cui si trovano.
Questo fatto fa capire chiaramente perché sia così difficile trattare con questi giovani tentando di “disintossicarli” dal web: per gli hikikomori il mondo virtuale è infatti l’unico elemento in grado di farli sentire bene, scongiurando lo scompenso e la sofferenza dai quali questi ragazzi provano a difendersi in ogni maniera.
Bibliografia
Coop. Sociale Il Minotauro, L’Intervento clinico con i ragazzi ritirati, ricerca-intervento presentata al convegno “La bruttezza immaginaria”, 9-10 Maggio 2014.
A cura di Adriano Legacci ed Enrico Garau