La famiglia dei nuovi adolescenti. Le influenze sul ritiro dalla società
Una volta cercato di delineare e descrivere il problema clinico davanti al quale ci troviamo, può essere utile come psicologi (e per di più come psicologi clinico-dinamici) cercare di pensare al livello familiare del problema; come, cioè, l’ambiente familiare ha influito e/o determinato il problema presente? Quali stili educativi, valori e modalità relazionali sono andate a strutturare la presente maniera con cui la persona vive e si interfaccia col mondo?
Nel caso specifico, ci appoggeremo all’opera dei clinici che si stanno occupando del problema, in questo caso prenderemo in considerazione il libro di Gustavo Pietropolli Charmet “Fragile e spavaldo”, del 2008. Charmet è inoltre direttore della Cooperativa Minotauro di cui abbiamo riportato molti spunti negli articoli precedenti, e nel quale presenta la famiglia dei nuovi adolescenti.
La famiglia dei nuovi adolescenti. L’evoluzione
Volendo approfondire quest’ultimo punto, è doveroso iniziare ricordando ancora una volta i profondi cambiamenti sociali, economici, sociologici ed educativi che sta attraversando la nostra epoca.
La famiglia nel passato: il modello patriarcale
Negli ultimi due secoli di storia, la famiglia si era strutturata sulla base di un modello patriarcale, dove il padre, oltre a sostenere economicamente il nucleo familiare, imponeva le regole ed i modelli educativi; i bambini erano visti come piccoli animali selvaggi ed incestuosi, che dovevano essere modellati e civilizzati attraverso le punizioni ed il senso di colpa, al fine di estinguere la loro parte malvagia, incontrollata ed aggressiva, oltre che quella legata ai desideri ed inclinazioni naturali.
Il padre puniva e metteva regole, paletti, al bambino veniva trasmesso un preciso schema comportamentale e culturale, dei valori e la loro rispettiva morale, vi era una visione di fondo del bambino come di un essere colpevole.
La famiglia oggi: il contesto narcisistico
A partire dall’epoca post-ideologica degli ultimi 30 anni, invece, nelle famiglie dei nuovi adolescenti assistiamo ad un passaggio che dal senso di colpa porta al senso della vergogna; ciò vuol dire che se nel ventesimo secolo l’uomo soffriva perché si sentiva colpevole, perché aveva fatto qualcosa di profondamente sbagliato col solo gesto del vivere, nel nuovo millennio invece l’uomo soffre perché ha fallito, perché non è riuscito ad essere all’altezza delle proprie grandi aspettative.
Oltre a ciò la nuova famiglia contemporanea sembra essere incentrata attorno al culto ed il valore del sé, in contrapposizione alla società della colpa, dove comunque c’era un maggior livello di attenzione anche per gli altri, la comunità civile per esempio: preso atto cioè dell’esistenza degli altri e dei problemi del mondo, la priorità dell’uomo del Terzo Millennio sembra comunque rimanere la propria salvaguardia e sviluppo, visto come un proprio diritto.
Tutto ciò tradotto in termini clinici significa che viviamo in un contesto sociale ed umano narcisista. A ben guardare anche le precedenti società presentavano un discreto tasso di narcisismo, che in fin dei conti è una componente sana della vita psichica; al tempo stesso però la società post-ideologica e capitalista ha ulteriormente alzato il livello di “narcisismo sociale”: il più importante valore sociale è realizzare se stessi, avere successo.
Questo narcisismo trapela anche da tutto il settore della “spettacolarizzazione” della vita reale tramite i mass-media, la televisione, il web, ecc., si dà in conclusione grande importanza alla compiuta realizzazione delle proprie aspirazioni naturali (o avvertite come tali).
La famiglia dei nuovi adolescenti. Come si arriva al ritiro
La componente narcisistica del riconoscimento e rispecchiamento empatico è molto forte nei modelli educativi della famiglia dei nuovi adolescenti: si cresce il bambino nella convinzione che sia unico e speciale, destinato a realizzarsi nella sua unicità e bravura, è lui la cosa più importante di tutte.
A questi bambini viene somministrata poca frustrazione, c’è un iper-trofismo familiare, si convince il bambino dell’importanza e bontà di realizzare le grandi aspettative familiari e/o personali
Tutto ciò però scombussola il bambino al momento di abbandonare l’infanzia; una volta affacciatosi al mondo infatti, soprattutto all’inizio, il pre-adolescente riceve molte più frustrazioni rispetto al contesto familiare, trascorre molto più tempo fra i pari e nel mondo extra-familiare, il quale però non è in grado di dare al ragazzo lo stesso incondizionato nutrimento narcisistico che poteva avere all’interno del nucleo familiare, caratterizzato da una grande tenerezza e regole più flessibili, di volta in volta negoziate con i figli stessi.
È così che nella mente dei ragazzi avanza lo spettro del fallimento, il quale innesca successivamente la vergogna ed il ritiro
La famiglia dei nuovi adolescenti: genitori molto più comprensivi
Oltre a questi elementi si aggiungono alcuni cambiamenti concreti e logistici della famiglia dei nuovi adolescenti: c’è la parificazione dei sessi, con le donne che ora lavorano a pieno titolo e stanno a loro volta molto fuori casa, hanno le loro carriere ed aspirazioni, e tutto ciò a favore di un maggior peso specifico delle madri all’interno degli equilibri familiari; la figura del padre contemporaneo, invece, esce complessivamente ridimensionata, non più punitiva, ma anch’essa molto comprensiva, calda e affettuosa, per quanto a volte tagliato fuori dal primo legame fusionale e molto intenso fra madre e bambino.
Come ultima variabile significativa della famiglia dei nuovi adolescenti va segnalato il fatto che ormai i figli sono in gran parte figli unici, fatto che spiega il grande attaccamento e cura dei genitori nei confronti dell’unico figlio, che come tale è ancora più prezioso.
Ma come si traducono tutti questi aspetti nella cura ed interazione familiare?
Bibliografia
G.P. Charmet, Fragile e Spavaldo, 2008, Ed. Laterza.
A cura di Adriano Legacci ed Enrico Garau